I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 28
HAIL TO THE THIEF, Radiohead
Viene quasi la rabbia pensando a come i Radiohead non abbiano mantenuto le promesse degli anni ’90: Ok computer sembrava preludere a un’esplosione nel nuovo millennio, e invece sono implosi nella loro introversa esasperazione, creando sì ottimi album come Kid A, ma nessuno da podio. Non è già troppo tardi, e ho fiducia negli anni a venire. Hail to the thief, rientra tra i primi 30 proprio perché esplode all’inizio con la fantastica 2 + 2 = 5, e poi purtroppo si chiude, creando pochi momenti veramente godibili di paranoia universale, e un ottimo pezzo dal punto di vista dell’avanguardia, Myxomatosis. Tutto qui? A parte la vena politica sempre ben voluta, sì.
mercoledì 7 settembre 2011
lunedì 5 settembre 2011
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 29: CANTORA 2, Mercedes Sosa
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 29
CANTORA 2, Mercedes Sosa
Da due anni ci ha lasciato la più grande cantante dell’Argentina, Mercedes Sosa. Come quasi un testamento l’artista ha selezionato il meglio delle canzoni ispaniche e le ha intepretate con altri artisti, attraverso due album formidabili Cantora 1 e 2, e piace qui premiare maggiormente le scelte del secondo. La bellezza di quest’album meriterebbe il podio, ma sono pur sempre cover, magistralmente interpretate e con un senso ben visibile, ma purtroppo solo cover.
CANTORA 2, Mercedes Sosa
Da due anni ci ha lasciato la più grande cantante dell’Argentina, Mercedes Sosa. Come quasi un testamento l’artista ha selezionato il meglio delle canzoni ispaniche e le ha intepretate con altri artisti, attraverso due album formidabili Cantora 1 e 2, e piace qui premiare maggiormente le scelte del secondo. La bellezza di quest’album meriterebbe il podio, ma sono pur sempre cover, magistralmente interpretate e con un senso ben visibile, ma purtroppo solo cover.
giovedì 1 settembre 2011
Presentazione a Milano
GIOVEDI' 15 settembre
ore 20:30
in occasione del
LAMBRO LIFE
ex festa di rifondazione al Lambro
Via Feltre, 75
Milano
Federico Zazzara presenterà il libro Lavoro e altre piccole tragedie
ore 20:30
in occasione del
LAMBRO LIFE
ex festa di rifondazione al Lambro
Via Feltre, 75
Milano
Federico Zazzara presenterà il libro Lavoro e altre piccole tragedie
mercoledì 31 agosto 2011
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 30: STAGIONI, Francesco Guccini
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 30
STAGIONI, Francesco Guccini
Anche se la migliore prova della sua età matura è "D'amore di morte e di altre sciocchezze"('96), rientra per un soffio in classifica l'album di uno dei più grandi cantautori italiani, per un soffio anche perché la sua uscita è febbraio del 2000, quindi composto e registrato negli anni '90. Essenzialmente è "Addio" a consacrarne la validità, che più d'uno ha riconosciuto come una moderna "Avvelenata", sua canzone da outsider di trent'anni prima. Nulla da eccepire ed è quanto vuole pubblico, critica e storia della musica: un'intertestualità che crei un senso con tutta l'opera di un'artista, che non deve mai gettare la spugna, nonostante la sua opera ne enunci paradossalmente e costantemente l'abbandono. Le altre canzoni confezionano un discreto album, ma poco c'è da notare se non quella splendida "Don Chisciotte", di cui però Guccini non ha scritto né musica né testo.
STAGIONI, Francesco Guccini
Anche se la migliore prova della sua età matura è "D'amore di morte e di altre sciocchezze"('96), rientra per un soffio in classifica l'album di uno dei più grandi cantautori italiani, per un soffio anche perché la sua uscita è febbraio del 2000, quindi composto e registrato negli anni '90. Essenzialmente è "Addio" a consacrarne la validità, che più d'uno ha riconosciuto come una moderna "Avvelenata", sua canzone da outsider di trent'anni prima. Nulla da eccepire ed è quanto vuole pubblico, critica e storia della musica: un'intertestualità che crei un senso con tutta l'opera di un'artista, che non deve mai gettare la spugna, nonostante la sua opera ne enunci paradossalmente e costantemente l'abbandono. Le altre canzoni confezionano un discreto album, ma poco c'è da notare se non quella splendida "Don Chisciotte", di cui però Guccini non ha scritto né musica né testo.
sabato 20 agosto 2011
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO (100-31)
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO DAL N. 100 AL N. 31
Ho selezionato una lista di album del ventunesimo secolo appena iniziato; artisti o lavori che per me sono significativi. Discutibile quanto si vuole (sia l'operazione che le scelte), è una lista che prima di tutto ha un limite geografico: è logico che dal mio punto di vista di occidentale e italiano ci siano alcune nazioni predominanti. Infatti tra i 100 artisti 26 sono inglesi e 26 sono statunitensi, e ben 16 gli italiani; ci sono poi altre nazioni di cui conosco la musica, ma che hanno una presenza limitata (Francia, Armenia e Benin con 4; Germania, Canada e Svezia con 2; Argentina, Brasile, Australia, Olanda e Spagna con 1); mentre ci sono nazioni di cui non conosco bene la musica e che sono pur presenti con un artista (Giappone, Algeria, Azerbaigian, Bielorussia, Irlanda, Islanda, Burundi, Messico, Turchia). Ma si scrivono queste cose sui blog proprio per avere consigli, critiche e suggerimenti.
Questa dunque è la classfica dalla posisione n. 100 alla n. 31. Pian piano scopriremo i primi 30 commentando con due parole ogni album. A presto.
31. The way up, Pat Metheny
32. Fantasies & Delusions, Billy Joel
33. Hypnotize, System Of A Down
34. L’intagliatore di santi, Max Manfredi
35. Wathever, Laura Marling
36. Kid A, Radiohead
37. Selma songs, Bjork
38. Mwaliko, Lionel Loueke
39. Heathen Chemistry, Oasis
40. Exciter, Depeche Mode
41. The ultimate adventure, Chick Corea
42. Le dimensioni del mio caos, Caparezza
43. Avantasia – The metal Opera, Tobias Sammet & Co.
44. Reveal, R.E.M.
45. My Ummah, Sami Yusuf
46. 21st century breakdown, Green Day
47. By the way, Red Hot Chili Peppers
48. Rouge sang, Renaud
49. Songs and stories, George Benson
50. Oyo, Angelique Kidjo
51. Train of thought, Dream Theater
52. Ecstasy, Lou Reed
53. Fuad, Erkan Ogur & Djivan Gasparyan
54. Ëmëhntëhtt-Rê, Magma
55. Ritratti, Francesco Guccini
56. Karibu, Lionel Loueke
57. Just push play, Aerosmith
58. Accelerate, R.E.M.
59. Sambolera, Khadja Nin
60. Greendale, Neil Young
61. Nelson, Paolo Conte
62. I=II, Andromeda
63. Aerials, Kate Bush
64. Inferno, Motorhead
65. Gorillaz, Gorillaz
66. Steal this album, System Of A Down
67. Natural timbre, Steve Howe
68. Standing on the shoulder of giants, Oasis
69. Black clouds & silver linings, Dream Theater
70. Chaos and creation in the backyard, Paul McCartney
71. Resistenza e amore, Alessio Lega
72. Focus 9/New skin, Focus
73. Guero, Beck
74. Il sogno eretico, Caparezza
75. Everything that happens will happen today, Brian Eno & David Byrne
76. Dio è altrove, Marco Ongaro
77. Endless wire, Who
78. Devils & Dust, Bruce Springsteen
79. The power to believe, King Crimson
80. L’aldiquà, Samuele Bersani
81. Is there love in space?, Joe Satriani
82. Brave new world, Iron Maiden
83. Le roi des ombres, M
84. Real illusions: reflections, Steve Vai
85. Liberté, Cheb Khaled
86. Il vuoto, Franco Battiato
87. Death magnetic, Metallica
88. Elettra, Carmen Consoli
89. Working on a dream, Bruce Springsteen
90. Magnification, Yes
91. Rohmer, Rohmer
92. A night at the opera, Blind Guardian
93. Pezzi, Francesco De Gregori
94. Capital, Lyapis Trubetskoy
95. Snakes & arrows, Rush
96. Have a nice day, Bon Jovi
97. All that I am, Santana
98. The Marshall Mathers LP, Eminem
99. Dante XXI, Sepultura
100. Out of noise, Ryuichi Sakamoto
Ho selezionato una lista di album del ventunesimo secolo appena iniziato; artisti o lavori che per me sono significativi. Discutibile quanto si vuole (sia l'operazione che le scelte), è una lista che prima di tutto ha un limite geografico: è logico che dal mio punto di vista di occidentale e italiano ci siano alcune nazioni predominanti. Infatti tra i 100 artisti 26 sono inglesi e 26 sono statunitensi, e ben 16 gli italiani; ci sono poi altre nazioni di cui conosco la musica, ma che hanno una presenza limitata (Francia, Armenia e Benin con 4; Germania, Canada e Svezia con 2; Argentina, Brasile, Australia, Olanda e Spagna con 1); mentre ci sono nazioni di cui non conosco bene la musica e che sono pur presenti con un artista (Giappone, Algeria, Azerbaigian, Bielorussia, Irlanda, Islanda, Burundi, Messico, Turchia). Ma si scrivono queste cose sui blog proprio per avere consigli, critiche e suggerimenti.
Questa dunque è la classfica dalla posisione n. 100 alla n. 31. Pian piano scopriremo i primi 30 commentando con due parole ogni album. A presto.
31. The way up, Pat Metheny
32. Fantasies & Delusions, Billy Joel
33. Hypnotize, System Of A Down
34. L’intagliatore di santi, Max Manfredi
35. Wathever, Laura Marling
36. Kid A, Radiohead
37. Selma songs, Bjork
38. Mwaliko, Lionel Loueke
39. Heathen Chemistry, Oasis
40. Exciter, Depeche Mode
41. The ultimate adventure, Chick Corea
42. Le dimensioni del mio caos, Caparezza
43. Avantasia – The metal Opera, Tobias Sammet & Co.
44. Reveal, R.E.M.
45. My Ummah, Sami Yusuf
46. 21st century breakdown, Green Day
47. By the way, Red Hot Chili Peppers
48. Rouge sang, Renaud
49. Songs and stories, George Benson
50. Oyo, Angelique Kidjo
51. Train of thought, Dream Theater
52. Ecstasy, Lou Reed
53. Fuad, Erkan Ogur & Djivan Gasparyan
54. Ëmëhntëhtt-Rê, Magma
55. Ritratti, Francesco Guccini
56. Karibu, Lionel Loueke
57. Just push play, Aerosmith
58. Accelerate, R.E.M.
59. Sambolera, Khadja Nin
60. Greendale, Neil Young
61. Nelson, Paolo Conte
62. I=II, Andromeda
63. Aerials, Kate Bush
64. Inferno, Motorhead
65. Gorillaz, Gorillaz
66. Steal this album, System Of A Down
67. Natural timbre, Steve Howe
68. Standing on the shoulder of giants, Oasis
69. Black clouds & silver linings, Dream Theater
70. Chaos and creation in the backyard, Paul McCartney
71. Resistenza e amore, Alessio Lega
72. Focus 9/New skin, Focus
73. Guero, Beck
74. Il sogno eretico, Caparezza
75. Everything that happens will happen today, Brian Eno & David Byrne
76. Dio è altrove, Marco Ongaro
77. Endless wire, Who
78. Devils & Dust, Bruce Springsteen
79. The power to believe, King Crimson
80. L’aldiquà, Samuele Bersani
81. Is there love in space?, Joe Satriani
82. Brave new world, Iron Maiden
83. Le roi des ombres, M
84. Real illusions: reflections, Steve Vai
85. Liberté, Cheb Khaled
86. Il vuoto, Franco Battiato
87. Death magnetic, Metallica
88. Elettra, Carmen Consoli
89. Working on a dream, Bruce Springsteen
90. Magnification, Yes
91. Rohmer, Rohmer
92. A night at the opera, Blind Guardian
93. Pezzi, Francesco De Gregori
94. Capital, Lyapis Trubetskoy
95. Snakes & arrows, Rush
96. Have a nice day, Bon Jovi
97. All that I am, Santana
98. The Marshall Mathers LP, Eminem
99. Dante XXI, Sepultura
100. Out of noise, Ryuichi Sakamoto
domenica 24 luglio 2011
Motivazione del Premio Lunezia Pop ai Pooh, di Marco DI Pasquale

Redazione Musical-Letteraria Lunezia 2011
SEZIONE: «PREMI DI GENERE»
Analisi musical-letteraria
dell’album Dove comincia il sole
dei Pooh
Premio Lunezia Pop 2011
L’album fonde gli stili più vari in una miscela pop che può vantare l’icona sonora vocale dello storico gruppo, il quale, come i più grandi artisti di questo genere, è capace di rinnovarsi pur mantenendo lo stesso impatto sonoro: «icone immortali del pop [...] hanno incentivato continuamente il loro successo rilanciando la loro immagine, ma soprattutto affidando all’icona musicale il ruolo essenziale di coinvolgere le folle e di stimolarne il gusto» e questo perché «gli artisti pop destinati a lasciare un segno nella storia della musica spesso introducono una condizione di “conflitto” nel loro sé incarnato in fasi precedenti» . Proprio in tale capacità di essere se stessi ed essere altri al contempo è la forza che sorregge anche questa nuova fatica dei Pooh.
Rock e fusion, musica leggera e progressive, con punte persino di metal scandinavo, si incontrano con disinvoltura nei vari brani, così come nel pezzo di lancio Isabel: azzardi melodivi alla Stevie Wonder si intrecciano meravigliosamente come a imitare rispostine di fiati a una canzone che sembra non esserci, e invece si svela nella calma della digressione, che trasforma la sessione in un evento prog a tutti gli effetti.
Musicalmente rappresentativa di tutto l’album è quindi Isabel. Sul versante dei testi si svela invece una proliferazione di fantasia. Dall’amore e l’amicizia di Amica mia, al fantasy de L’aquila e il falco, giustamente accompagnata da punte di metal nordico. Dalla rivalsa personale di Questo sono io, alla tipica e innovativa esaltazione del mestiere del musicista in Musica. Dalle atmosfere oniriche di una nuova atlantide nelle tracce d’aperture Dove comincia il sole, a un tutt’altro che banale tema sociale di Fammi sognare, dove si respira un profumo di speranza vera nei versi: «Sogno che la gente attraversi il mare per la voglia di viaggiare, non per fame o per scappare via»; e nell’enjambement musicale e metrico che lascia da sola la parola “via” per un tipico acuto di Facchinetti, si dimostra la possenza iconica sonora dei Pooh.
Analisi Musical-Letteraria di Marco Di Pasquale
lunedì 4 luglio 2011
Il muro delle acque
«Riporta i ragazzi a casa»
Poi aggiunse:«Tengo io il posto».
Michi e la Lory erano diventati insopportabili: la piccola ogni dieci minuti chiedeva quando ce ne andiamo papi? e il grande doveva far la pipì (a casa aveva detto di no).
«Va’, riporta i ragazzi a casa».
Davide aveva messo su la solita maglietta demoniaca di gruppi che conosceva solo lui. La detestavo; lo aveva fatto apposta. Era una maglietta vecchia, ingrigita. Risaliva ai tempi dell’università, quando ci eravamo appena conosciuti. Facoltà di giurisprudenza, terzo piano, scala A. Davide era un tipo non bellissimo, ma aveva spalle grandi e chiappe alte. In più sapeva ammaliarti; sarebbe stato un grande avvocato. Poi successe quel che successe e al posto del Foro trovammo Michi.
All’inizio era tutto fantastico: lui iniziò a lavorare in un piccolo cinema e io facevo mezza giornata come segretaria. Quella maledetta maglietta la metteva spesso e, col tempo, come sempre succede, il tessuto iniziò ad allargarsi, perse il colore; persino il mostriciattolo sotto il logo sembrava più triste, rassegnato all’usura del tempo. Quante volte ero stata tentata di gettarla nella pattumiera quando vuotavo la lavatrice! ma non me l’avrebbe perdonata e sarebbero state liti infinite.
Davide aveva perso grinta, loquacità; si era completamente seduto sulla sua vita, sul lavoro al cinema e anche su di me. La cosa più frustrante di questo mondo è essere la moglie di un frustrato.
Anche per il concerto; l’idea era stata mia. Io avevo sentito che Waters veniva a Milano; io avevo comprato i biglietti con tanti mesi d’anticipo; io li avevo pagati, di tasca mia. Quattro posti in piedi, bimbi compresi. Pensavo sarebbe stata una cosa carina, anche per quel coro degli scolaretti in The Wall. Una cosa carina.
Lui non l’avrebbe mai fatto. Quando gli presentai l’idea commentò quel gruppo di frocetti?
Per Davide se la cassa non ti schiaffeggia e la chitarra non ti spacca le orecchie, non è mica musica.
«Mamma, pipì»
A me invece piacevano tanto. Ci avevo passato la giovinezza.
«Quando andiamo a casa papi?»
Ascoltarli era come dare parole a quello che sentivo della mia vita. Parole musicate.
«Riporta i ragazzi a casa»
E che musica! E che spettacolo!
Oh, li avrei riportati a casa. Avrei chiamato mamma e lei li avrebbe tenuti volentieri, per una sera. Ti puoi sempre fidare della mamma.
Risolta la pratica Michi/Lory avrei dovuto ributtarmi tra i diecimila fratelli-fan e ritrovare Davide. Preferii fermarmi in un bar, prima. Fare pipì, prendere una bottiglietta d’acqua.
Trovai un ristorante, ma sembrava chiuso. Solo che non c’era altro lì vicino, così provai ad entrare. La porta scivolò sui cardini senza alcun cigolio; c’era poca luce ed uno spazio vuoto e silenzioso. Da una porta laterale, a sinistra del ricco bancone, filtrava della luce.
«C’è qualcuno lì dentro?», chiesi. Non ci fu risposta, ma avvertii distintamente un colpo di tosse, o una voce che tentava di schiarirsi, e mi avvicinai.
«C’è qualcuno lì dentro?»
Sentii parlottare senza riuscire a comprendere le parole, poi qualcuno camminò nella mia direzione.
«Buonasera signora, mi dica»
«Salve, una mezza minerale non gasata, per piacere»
«Arriva», e sparì nuovamente dietro la porta. Mi avvicinai d’istinto, non so perché lo feci. Alla fine entrai.
Scoprii così una piccola sala, molto elegante, tutta bianca con i mobili e i tavolini neri. Ad uno di questi tavoli c’era un uomo. Sulle prime non lo riconobbi, poi la memoria automatica mi venne in soccorso. Pretty Woman! Era Richard Gere! Incartapecorito, ingrigito, ma sempre Richard Gere! Wow!
Non ci avrebbe creduto nessuno… Gere che beveva la sua acqua con relativa fettina di limone e riposava su una sedia minimalista, nella periferia di Milano.
No.
Aspetta…
«Excuse me, sir…»[1]
«Uh?!»
«Mr. Waters?»
«In the flesh!»
Tentennai. Poi lo abbracciai e dissi:«Thank you»
Sulle prime tremò d’imbarazzo. Poi mi abbracciò anche lui e, sorridendo, «Welcome, cherie»
Alla prossima.
[1] «Mi scusi, signore…»
«Uh?!»
«Il signor Waters?»
«In persona!»
«Grazie»
«Prego, cara»
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