mercoledì 12 ottobre 2011

I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 12: ON AN ISLAND, David Gilmour

I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 12
ON AN ISLAND, David Gilmour
Eccettuando la famosa reunion del 2005 al Live8, non molto di quello che hanno fatto i Pink Floyd nel nuovo millennio è degno di memoria, considerando che sono probabilmente il più grande gruppo rock del secolo precedente. Fa eccezione l’album del chitarrista David Gilmour: sobrio, godibile, che si va spegnendo forse, ma con un incipit che funge da macchina del tempo per gli anni ’70: Costellorizon e On an island sono un accostamento da manuale eppure non banale. Com’è possibile? Stiamo parlando di chi è già nella storia.

lunedì 10 ottobre 2011

I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 13: COSITAS BUENAS, Paco De Lucia

I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 13
COSITAS BUENAS, Paco De Lucia
Unico candidato di flamenco, e unico spagnolo nei 100 (altri possibili potevano essere i Mago De Oz), Paco De Lucia ha registrato molti album in vita sua, ma non tutti con composizioni originali. Descrivere le atmosfere e le fantastiche virtuosità di questo significherebbe fare un’analisi tecnico-musicale di cui non ho forse la totale competenza per questo genere. L’unica cosa che si può velocemente notare è che l’album, rispetto ad altri del maestro, è da premiare per una sottile ricerca di atmosfere nuove senza esulare dal genere, quasi che sia ricominciato lo studio in mezzo a tanti live autocelebrativi.

I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 14: DIECI STRATAGEMMI, Franco Battiato

I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 14
DIECI STRATAGEMMI, Franco Battiato
Ho già confessato la limitatezza di tale classifica data la mia italianità. Due album ancora si incontreranno, mentre altri ce ne sono stati lungo la classifica, il più delle volte grazie soprattutto ai testi, come per Bersani, De Gregori o Carmen Consoli. L’accuratezza di Battiato sta proprio nel concentrarsi su entrambe le componenti della popular music. Canzone manifesto di questo è L’ermeneutica, qualcosa che si può definire “novità” senza timore che il termine si svaluti. Di fianco a tale ingarbugliamento sonoro, la capacità di trovare ancora delle melodie semplici ed efficaci come ne L’odore della polvere da sparo sbalordisce l’ascoltatore che trova tutto nell’album, anche (nuova) new wave con Tra sesso e castità. «Occidente accidente» dice Battiato: gli stratagemmi per scampare alla nostra società sono tutti lì, difficili da comprendere. Passerà alla storia anche la frase: «Mostruosa creatura: il suo nome è fanatismo».

domenica 9 ottobre 2011

I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 15: TOXICITY, System Of A Down

I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 15
TOXICITY, System Of A Down
Sono aperte le candidature per il più grande gruppo del decennio 2000-2010. Io voto i System Of A Down: me lo impongono i numeri prima di tutto (4 album metto in questa classifica dei primi 100); pochi possono fargli concorrenza; il loro impegno civile e storico anche al di là della musica è paragonabile a John Lennon; me lo dicono soprattutto le canzoni. Che commenti si possono fare a Toxicity e Chop Suey!? Incastri perfetti di melodia e ritmo, temi sul disfattismo moderno, fantasia musicale e orecchiabilità insieme, corrispondenza semiotica tra forma e contenuto, tutto... o quasi: un po’ più di compattezza nell’album e sarebbe stato da podio; ma forse lì c’è qualcos’altro.

sabato 8 ottobre 2011

I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 16: YOU COULD HAVE IT SO MUCH BETTER, Franz Ferdinand

I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 16
YOU COULD HAVE IT SO MUCH BETTER, Franz Ferdinand
I Franz Ferdinand compongono una musica innovativa che può essere riassunta come la faccia pop dei System Of A Down, e nella dicitura “pop” non c’è niente di offensivo, ma una connotazione dei suoni e degli atteggiamenti glam che caratterizzano molta musica anglosassone, e che in questo gruppo raggiunge probabilmente il massimo, almeno per adesso. The fallen, Do you want to, Walk away, You’re the reason I’m leaving e Outsiders sono frutto di un’inventiva che sembra non arrestarsi, ma che in realtà si è già esaurita come dimostra il recente Tonight Franz Ferdinand, debole per composizioni e inventiva. D’altronde era forse impossibile continuare a innestare innovazione su questo genere; si sono spremuti forse troppo presto, ma così hanno un album tra i migliori venti del nuovo millennio.

martedì 4 ottobre 2011

Un Vasco Non-Ciclopedico

Non s’intende in questa sede considerare il Blasco un grande o un piccolo cantautore, un mostro in senso positivo o negativo della nostra scena musicale (benché – opinione personale – non sia possibile restare in vetta per decenni senza essere a pieno diritto nella Storia della Musica). La domanda, invece, è: cosa è successo tra Vasco e Nonciclopedia?
I fatti (per i pochi che ancora non li conoscano): nel 2010 qualcuno della Combriccola scopre che Nonciclopedia ha una pagina satirica dedicata al rocker di Zonca. L’avvocato di Vasco diffida i gestori del sito, perché considera offensive alcune frasi contenute nella voce a lui dedicata (es.: Vasco Rossi è un vecchio bavoso tossicomane che vende cocaina davanti alle scuole e deve la sua fama alla credulità di milioni di rimbambiti fatti e strafatti quanto e più di lui!). Va detto, per chi non avesse mai digitato Nonciclopedia nella sua vita, che qui si da per scontato che si sta scherzando. I gestori del sito, dunque, si offrono di togliere le parti che offendono il rocker, ma l’avvocato non risponde. Dopo un anno (2011), vengono convocati dalla Polizia Postale. Scatta dunque la protesta: Nonciclopedia chiude i battenti.
Ora, frasi come quella riportata poche righe più su possono essere o meno satiriche, possono essere o meno offensive. Ma a chi fanno male? Al Blasco? Sono lì da anni, e non hanno convinto un solo fan: chi ama Vasco lo farà ancora, chi lo odia, idem. Ho letto spesso Nonciclopedia: mi piaceva leggere le voci dedicate ai miei idoli e alle persone che non sopporto. Non avevo mai letto la pagina di Vasco. Trovavo cose che mi facevano ridere (Chef Guevara è anche ricordato per l'invenzione della salamella, cibo sacro ad ogni vero comunista), e cose che facevano ridere di meno. Tutto normale. Nulla di offensivo: se non ti piace, digita qualcos’altro.
La battaglia di Vasco (vero Ciclope, in questa occasione) contro l’inerme Nonciclopedia (è scritta da ragazzini di 15 anni!) ci può far comprendere come, quando un gigante inesperto scopre un mezzo potente come la Rete, possa perdere il senso del reale: Vasco ha sbagliato, su tutta la linea.
Inutile attaccare un gruppo di ragazzini innocenti. Inutile combattere una battaglia per la propria immagine, quando per tutta la tua carriera sei stato attaccato con armi ben più affilate, e hai sempre resistito, grazie soprattutto alla religiosa venerazione dei fan. Autolesionista, ora, passare per il censore, proprio colui il quale ha costruito la sua fortuna sul termine e sul concetto di libertà. Vasco subisce un sonoro autogol, la Rete perde uno spazio di satira. Per comprendere come l’ha presa la community, basta fare un giro sulla pagina di Nonciclopedia o, meglio ancora, cercare Vasco Rossi su Facebook: alle precedenti parole d’incoraggiamento, meritate da una star che si mette in piazza in un momento di debolezza, si sono sostituiti commenti di rabbia e attacchi personali.
«Forse è meglio lasciare stare,
non posso rischiare,
forse è meglio che mi rimetta a dormire»
Vasco Rossi, 1979 Io non so più cosa fare







domenica 2 ottobre 2011

I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 17: I SPEAK BECAUSE I CAN, Laura Marling

I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 17
I SPEAK BECAUSE I CAN, Laura Marling
La bravura di Laura Marling non risiede solo nei profondi testi, allo stesso tempo poetici e attaccati alla realtà, ma anche nell’intensità sonora con cui accompagna le sue liriche, rivestendole di un’interpretazione che non esito a paragonare a Carole King. La traccia che dà il nome all’album è forse la più toccante: tratta la questione femminile senza retorica e senza pietà per un maschilismo ancora imperante in molti angoli del mondo, un mondo fatto di uomini che non si accorgono di come alcune donne sacrifichino la loro intera vita per loro e poi rimangano abbandonate, ormai troppo grandi per fare quello che non hanno mai potuto fare, «Never rode my bike down to the sea / never finished that letter I was writing / never got up and shared everything». È qui la presenza femminile più alta in classifica. Notevole anche il suo Wathever, qui al n. 35.