I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 5
UP, Peter Gabriel
La carriera di Peter Gabriel ha avuto un relativo calo negli anni ’90, e nel nuovo millennio ha ripreso slancio grazie ai mirabolanti tour e a quest’album che può vantare tra le sue migliori composizioni. Forza sommessa, straoirdinaria calma, vulcano spento ma minaccioso: è così la musica dell’ex Genesis, protagonista irrefrenabile di sperimentazione, impegnato socialmente, in continuo bilico tra avanguardismo e nazional-popolare. Innovatore anche nel campo dei videoclip, è da vedere da quest’album The Barry Williams show, in cui un programma televisivo “da pomeriggio” (diremmo in Italia) diventa un vero e proprio lago di sangue. Growing up e I grieve sono tra le canzoni più belle del ventunesimo secolo nella loro illusoria orecchiabilità. Insomma è l’opera imprescindibile per tutti i cosiddetti “nuovi” che compaiono in questa classifica: infatti è l’old-star più in vetta, se si designa come “nuovi” quegli artisti che negli anni ’70 non erano ancora in giro.
domenica 6 novembre 2011
venerdì 4 novembre 2011
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 6: DIG LAZARUS!!! DIG!!!, Nick Cave
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 6
DIG LAZARUS!!! DIG!!!, Nick Cave
Straordinario genio Nick Cave: la sua originalità travalica i confini di genere e si staglia nella realizzazione di micro-opere segretamente composte a creare una magna opera. Scandagliarne i segreti è operazione ben complessa che richiede uno studio decennale. Se ne consiglia quindi il puro godimento nell’ascolto di tutto l’album, con particolare riguardo a pezzi come Albert goes west, We call upon the author e soprattutto More news from nowhere.
DIG LAZARUS!!! DIG!!!, Nick Cave
Straordinario genio Nick Cave: la sua originalità travalica i confini di genere e si staglia nella realizzazione di micro-opere segretamente composte a creare una magna opera. Scandagliarne i segreti è operazione ben complessa che richiede uno studio decennale. Se ne consiglia quindi il puro godimento nell’ascolto di tutto l’album, con particolare riguardo a pezzi come Albert goes west, We call upon the author e soprattutto More news from nowhere.
lunedì 31 ottobre 2011
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 7: LUNA PERSA, Max Manfredi
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 7
LUNA PERSA, Max Manfredi
Luna persa è una rinuncia al consueto e innesca la scommessa del valore in Italia e nel mondo. Impossibile tradurre, impossibile parafrasare, impossibile spiegare in poche parole (son quelle che mi impongo senza motivo in effetti) l’architettura di un tale disegno che si regge in piedi in ogni stanza senza poter capire come sia possibile ritrovarsi dal tinello al salone senza dischiudere una porta. Tutto perfetto: musica, struttura dell’album e non parliamo dei testi; d’ora in poi la classifica diventa opinione strettamente personale, perché chiunque potrebbe sostenere che questo, così come ognuno dei possimi, è l’album più bello del nuovo millennio. Per chi non conoscesse Max Manfredi...ecco, l’album è così ben equilibrato che c’è anche una canzone, La fiera della Maddalena, per chi non conoscesse Max Manfredi, un pezzo fatto con De André. Per chi lo conosce può evitare di ascoltarla (e infatti è catalogata solo come bonus track), perché non c’entra niente con questo percorso spirituale che ci trasporta con sapienza filologica dal carillon di Au clair de la lune a L’ora del dilettante, manifesto sonoro di una generazione italiana che sta per arrivare come un temporale («le tendine e le vele sbattevano sotto il maestrale») con l’arroganza di chi sa parlare meglio di «una giuria fatta...da gente tutta d’un pezzo» che non sa distinguere «il valore dal prezzo». Il regno delle fate è l’opposizione ideologica subito pronta a chi stava già per dire stoltamente che è facile criticare senza proporre. Sulla stessa dicotomia Terralba tango e Retsina: dopo le tossine abbandonate si trova un posto dove ci si può finalmente fermare. È come un arrivo Retsina: da qui si torna pian piano nello schifo, che subito si vuol cercare di mondare con Libeccio, a mio parere tra le cinque canzoni più bello secolo, ed è meglio tacerne l’analisi perché il dilungamento è già dilagato. L’enigma comincia ad affacciarsi con Quasi, che io interpreto in un inquadramento hollywoodiano, o meglio bollywoodiano, con uno scarto tra finzione e quello che si crede realtà. Più difficile Zimbalon (d’altronde anche la musica si complica mischiandosi a un 5/4) e Aprile, dietro la cui semplicità si può nascondere l’orribile mostro del malizioso, o peggio della pedofilia, soprattutto se la si collega alla crudeltà della canzone successiva: altro capolavoro, Il morale delle truppe è l’ultimo inno del pacifista, che ormai disarmato di fronte ai guerrafondai, non può far altro che dargli voce e musica, alla berlina, l’unica che può fare un disarmato. Il treno per Kukuwok è il pezzo meno forte dell’album, forse per l’eccessiva esplicitazione, anche se molto ironica, di un mancato Eden esotico, che ci possa esiliare da noi stessi. Ma Luna persa è il degno finale di un’opera mastodontica: progressive e canzone d’autore si incontrano magnificamente e disegnano un quadro spettacolare, un affresco sonoro e verbale di continua corrispondenza, che getta luce sul resto dell’album, una luce di luna persa, cioè rossa, ma anche perduta, e perduta proprio come è perduta la parola “persa” per indicare il colore, anche se basterebbe questo, cioè il semplice ascolto, per non diventare un ignorante guerrafondaio, un vizioso forse pedofilo, un vampiro che succhia alcool, uno scaricatore di porto che getta tossine nel mare facendo di finta di non vedere, o peggio di tutto: un giovane promettente. Se ti pulisci col vento del fado gli stivali italiani prima di entrare, potrai fermarti qui, nel regno delle fate.
LUNA PERSA, Max Manfredi
Luna persa è una rinuncia al consueto e innesca la scommessa del valore in Italia e nel mondo. Impossibile tradurre, impossibile parafrasare, impossibile spiegare in poche parole (son quelle che mi impongo senza motivo in effetti) l’architettura di un tale disegno che si regge in piedi in ogni stanza senza poter capire come sia possibile ritrovarsi dal tinello al salone senza dischiudere una porta. Tutto perfetto: musica, struttura dell’album e non parliamo dei testi; d’ora in poi la classifica diventa opinione strettamente personale, perché chiunque potrebbe sostenere che questo, così come ognuno dei possimi, è l’album più bello del nuovo millennio. Per chi non conoscesse Max Manfredi...ecco, l’album è così ben equilibrato che c’è anche una canzone, La fiera della Maddalena, per chi non conoscesse Max Manfredi, un pezzo fatto con De André. Per chi lo conosce può evitare di ascoltarla (e infatti è catalogata solo come bonus track), perché non c’entra niente con questo percorso spirituale che ci trasporta con sapienza filologica dal carillon di Au clair de la lune a L’ora del dilettante, manifesto sonoro di una generazione italiana che sta per arrivare come un temporale («le tendine e le vele sbattevano sotto il maestrale») con l’arroganza di chi sa parlare meglio di «una giuria fatta...da gente tutta d’un pezzo» che non sa distinguere «il valore dal prezzo». Il regno delle fate è l’opposizione ideologica subito pronta a chi stava già per dire stoltamente che è facile criticare senza proporre. Sulla stessa dicotomia Terralba tango e Retsina: dopo le tossine abbandonate si trova un posto dove ci si può finalmente fermare. È come un arrivo Retsina: da qui si torna pian piano nello schifo, che subito si vuol cercare di mondare con Libeccio, a mio parere tra le cinque canzoni più bello secolo, ed è meglio tacerne l’analisi perché il dilungamento è già dilagato. L’enigma comincia ad affacciarsi con Quasi, che io interpreto in un inquadramento hollywoodiano, o meglio bollywoodiano, con uno scarto tra finzione e quello che si crede realtà. Più difficile Zimbalon (d’altronde anche la musica si complica mischiandosi a un 5/4) e Aprile, dietro la cui semplicità si può nascondere l’orribile mostro del malizioso, o peggio della pedofilia, soprattutto se la si collega alla crudeltà della canzone successiva: altro capolavoro, Il morale delle truppe è l’ultimo inno del pacifista, che ormai disarmato di fronte ai guerrafondai, non può far altro che dargli voce e musica, alla berlina, l’unica che può fare un disarmato. Il treno per Kukuwok è il pezzo meno forte dell’album, forse per l’eccessiva esplicitazione, anche se molto ironica, di un mancato Eden esotico, che ci possa esiliare da noi stessi. Ma Luna persa è il degno finale di un’opera mastodontica: progressive e canzone d’autore si incontrano magnificamente e disegnano un quadro spettacolare, un affresco sonoro e verbale di continua corrispondenza, che getta luce sul resto dell’album, una luce di luna persa, cioè rossa, ma anche perduta, e perduta proprio come è perduta la parola “persa” per indicare il colore, anche se basterebbe questo, cioè il semplice ascolto, per non diventare un ignorante guerrafondaio, un vizioso forse pedofilo, un vampiro che succhia alcool, uno scaricatore di porto che getta tossine nel mare facendo di finta di non vedere, o peggio di tutto: un giovane promettente. Se ti pulisci col vento del fado gli stivali italiani prima di entrare, potrai fermarti qui, nel regno delle fate.
domenica 30 ottobre 2011
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 8: GILFEMA, Lionel Loueke
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 8
GILFEMA, Lionel Loueke
Grande jazzista, Lionel Loueke fa con quest’album ciò a cui è più abituato a fare, cioè mischiare il jazz alle sonorità africane, superando per bellezza altri suoi album del nuovo millennio, come Mwaliko (qui al n. 38) e Karibu (qui al n. 56). Dopo aver varcato le colonne d’Ercole della musica, quello che può fare il jazz è varcare i confini dell’Occidente, ed è più naturale che l’operazione riesca meglio al contrario, ovvero è più facile per chi ha già dentro altri concetti musicali innestare su questi le tecniche jazz. La musica di Lionel Loueke è da ascoltare e riascoltare, perché ha quello strano potere di non stufare mai.
GILFEMA, Lionel Loueke
Grande jazzista, Lionel Loueke fa con quest’album ciò a cui è più abituato a fare, cioè mischiare il jazz alle sonorità africane, superando per bellezza altri suoi album del nuovo millennio, come Mwaliko (qui al n. 38) e Karibu (qui al n. 56). Dopo aver varcato le colonne d’Ercole della musica, quello che può fare il jazz è varcare i confini dell’Occidente, ed è più naturale che l’operazione riesca meglio al contrario, ovvero è più facile per chi ha già dentro altri concetti musicali innestare su questi le tecniche jazz. La musica di Lionel Loueke è da ascoltare e riascoltare, perché ha quello strano potere di non stufare mai.
venerdì 28 ottobre 2011
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 9: MAGIC, Bruce Springsteen
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 9
MAGIC, Bruce Springsteen
Si dice sempre che il meglio di certi artisti risiede negli album d’esordio, nella freschezza delle prime composizioni. E invece questo è il miglior album della storia di Bruce Springsteen: certo Born to run era un altro grande lavoro, così i primi album; poi gli anni ’80 l’avevano gettato in un ambiguo balletto tra il commercio e il nazionalismo (che ha sempre negato, ma anche i leghisti negano di essere razzisti); una bella pietra sui suoi anni ’90 che non meritano neanche di essere commentati; il nuovo millennio del borghese è stato poi travolto dalla caducità della vita e lo ha reso compassionevole, anche se non sono da dimenticare totalmente quel The rising, e sopratutto quel Devils & Dust (qui al n.78). Tolti i fronzoli dell’adolescente, del patriota e del borghese impaurito, resta per fortuna solo la maturità di un musicista che sa scrivere melodie, e che ha al fianco dei musicisti che hanno passato una vita a studiare il modo di far progredire la storia della musica pur rimanendo nella rigida gabbia di un arrangiamento rock da classifica. Così Magic sembra essere veramente qualcosa di magico: Radio nowhere apre le giostre con la stessa arroganza che aveva Whole lotta love nell’aprire Led Zeppelin II; quando si scorre l’album e si ascoltano You’ll be comin’ down e Livin’ in the future ci si chiede come mai la noia di ascoltare sempre la stessa timbrica non appaia; e altri ottimi pezzi come Girls in Their Summer Clothes, Long walk home e Magic non fanno pentire la fiducia data a un cantautore che ormai molti davano per morto vivente, e non si accorgevano di come stesse per nascere; e il capolavoro si chiama Your own worst enemy, enigmatica nel testo e nella musica, si rimane sospesi all’ascolto di tanta genuina bellezza nel terzo millennio.
MAGIC, Bruce Springsteen
Si dice sempre che il meglio di certi artisti risiede negli album d’esordio, nella freschezza delle prime composizioni. E invece questo è il miglior album della storia di Bruce Springsteen: certo Born to run era un altro grande lavoro, così i primi album; poi gli anni ’80 l’avevano gettato in un ambiguo balletto tra il commercio e il nazionalismo (che ha sempre negato, ma anche i leghisti negano di essere razzisti); una bella pietra sui suoi anni ’90 che non meritano neanche di essere commentati; il nuovo millennio del borghese è stato poi travolto dalla caducità della vita e lo ha reso compassionevole, anche se non sono da dimenticare totalmente quel The rising, e sopratutto quel Devils & Dust (qui al n.78). Tolti i fronzoli dell’adolescente, del patriota e del borghese impaurito, resta per fortuna solo la maturità di un musicista che sa scrivere melodie, e che ha al fianco dei musicisti che hanno passato una vita a studiare il modo di far progredire la storia della musica pur rimanendo nella rigida gabbia di un arrangiamento rock da classifica. Così Magic sembra essere veramente qualcosa di magico: Radio nowhere apre le giostre con la stessa arroganza che aveva Whole lotta love nell’aprire Led Zeppelin II; quando si scorre l’album e si ascoltano You’ll be comin’ down e Livin’ in the future ci si chiede come mai la noia di ascoltare sempre la stessa timbrica non appaia; e altri ottimi pezzi come Girls in Their Summer Clothes, Long walk home e Magic non fanno pentire la fiducia data a un cantautore che ormai molti davano per morto vivente, e non si accorgevano di come stesse per nascere; e il capolavoro si chiama Your own worst enemy, enigmatica nel testo e nella musica, si rimane sospesi all’ascolto di tanta genuina bellezza nel terzo millennio.
giovedì 27 ottobre 2011
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 10: THE RAVEN, Lou Reed
I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO - n. 10
THE RAVEN, Lou Reed
Nel ventunesimo secolo è ancora possibile fare degli ottimi concept album nel senso classico del termine, con una storia, legata in questo caso a un libro, con una coerenza formale e degli ottimi pezzi. Si può sicuramente dire che questo sia l’album migliore di Lou Reed dopo Transformer, grazie non solo alla sua architettura (superiore anzi al classico degli anni ’70), ma anche per la buona fattura di pezzi che stanno bene anche isolati dall’album, come la fantastica Who am I, semplice ma non banale Canzone, che cerca ancora di giocare sulle microstrutture del rock per far confondere l’ascoltatore tra strofe ponti e ritornelli, una capacità che appartiene solo agli artisti degli anni ’60 che su questo hanno fatto scuola prima di giungere al progressive.
THE RAVEN, Lou Reed
Nel ventunesimo secolo è ancora possibile fare degli ottimi concept album nel senso classico del termine, con una storia, legata in questo caso a un libro, con una coerenza formale e degli ottimi pezzi. Si può sicuramente dire che questo sia l’album migliore di Lou Reed dopo Transformer, grazie non solo alla sua architettura (superiore anzi al classico degli anni ’70), ma anche per la buona fattura di pezzi che stanno bene anche isolati dall’album, come la fantastica Who am I, semplice ma non banale Canzone, che cerca ancora di giocare sulle microstrutture del rock per far confondere l’ascoltatore tra strofe ponti e ritornelli, una capacità che appartiene solo agli artisti degli anni ’60 che su questo hanno fatto scuola prima di giungere al progressive.
martedì 18 ottobre 2011
RIEPILOGO: I 100 MIGLIORI ALBUM DEL NUOVO MILLENNIO (100-11)
Riepilogo:
11) The getty address, Dirty Projectors
12) On an island, David Gilmour
13) Cositas buenas, Paco De Lucia
14) Dieci stratagemmi, Franco Battiato
15) Toxicity, System Of a Down
16) You could have it so much better, Franz Ferdinand
17) I speak because I can, Laura Marling
18) Songs for the deaf, Queens Of The Stone Age
19) Happy with what you have to be happy with, King Crimson
20) The final frontier, Iron Maiden
21) If on a winter’s night, Sting
22) Cicciput, Elio E Le Storie Tese
23) Down the road, Van Morrison
24) Brainwashed, George Harrison
25) St. Anger, Metallica
26) Lateralus, Tool
27) Chimera, Andromeda
28) Hail to the thief, Radiohead
29) Cantora 2, Mercedes Sosa
30) Stagioni, Francesco Guccini
31. The way up, Pat Metheny
32. Fantasies & Delusions, Billy Joel
33. Hypnotize, System Of A Down
34. L’intagliatore di santi, Max Manfredi
35. Alas, I cannot swim, Laura Marling
36. Kid A, Radiohead
37. Selma songs, Bjork
38. Mwaliko, Lionel Loueke
39. Heathen Chemistry, Oasis
40. Exciter, Depeche Mode
41. The ultimate adventure, Chick Corea
42. Le dimensioni del mio caos, Caparezza
43. Avantasia – The metal Opera, Tobias Sammet & Co.
44. Reveal, R.E.M.
45. My Ummah, Sami Yusuf
46. 21st century breakdown, Green Day
47. By the way, Red Hot Chili Peppers
48. Rouge sang, Renaud
49. Songs and stories, George Benson
50. Oyo, Angelique Kidjo
51. Train of thought, Dream Theater
52. Ecstasy, Lou Reed
53. Fuad, Erkan Ogur & Djivan Gasparyan
54. Ëmëhntëhtt-Rê, Magma
55. Ritratti, Francesco Guccini
56. Karibu, Lionel Loueke
57. Just push play, Aerosmith
58. Accelerate, R.E.M.
59. Sambolera, Khadja Nin
60. Greendale, Neil Young
61. Nelson, Paolo Conte
62. I=II, Andromeda
63. Aerials, Kate Bush
64. Inferno, Motorhead
65. Gorillaz, Gorillaz
66. Steal this album, System Of A Down
67. Natural timbre, Steve Howe
68. Standing on the shoulder of giants, Oasis
69. Black clouds & silver linings, Dream Theater
70. Chaos and creation in the backyard, Paul McCartney
71. Resistenza e amore, Alessio Lega
72. Focus 9/New skin, Focus
73. Guero, Beck
74. Il sogno eretico, Caparezza
75. Everything that happens will happen today, Brian Eno & David Byrne
76. Dio è altrove, Marco Ongaro
77. Endless wire, Who
78. Devils & Dust, Bruce Springsteen
79. The power to believe, King Crimson
80. L’aldiquà, Samuele Bersani
81. Is there love in space?, Joe Satriani
82. Brave new world, Iron Maiden
83. Le roi des ombres, M
84. Real illusions: reflections, Steve Vai
85. Liberté, Cheb Khaled
86. Il vuoto, Franco Battiato
87. Death magnetic, Metallica
88. Elettra, Carmen Consoli
89. Working on a dream, Bruce Springsteen
90. Magnification, Yes
91. Rohmer, Rohmer
92. A night at the opera, Blind Guardian
93. Pezzi, Francesco De Gregori
94. Capital, Lyapis Trubetskoy
95. Snakes & arrows, Rush
96. Have a nice day, Bon Jovi
97. All that I am, Santana
98. The Marshall Mathers LP, Eminem
99. Dante XXI, Sepultura
100. Out of noise, Ryuichi Sakamoto
11) The getty address, Dirty Projectors
12) On an island, David Gilmour
13) Cositas buenas, Paco De Lucia
14) Dieci stratagemmi, Franco Battiato
15) Toxicity, System Of a Down
16) You could have it so much better, Franz Ferdinand
17) I speak because I can, Laura Marling
18) Songs for the deaf, Queens Of The Stone Age
19) Happy with what you have to be happy with, King Crimson
20) The final frontier, Iron Maiden
21) If on a winter’s night, Sting
22) Cicciput, Elio E Le Storie Tese
23) Down the road, Van Morrison
24) Brainwashed, George Harrison
25) St. Anger, Metallica
26) Lateralus, Tool
27) Chimera, Andromeda
28) Hail to the thief, Radiohead
29) Cantora 2, Mercedes Sosa
30) Stagioni, Francesco Guccini
31. The way up, Pat Metheny
32. Fantasies & Delusions, Billy Joel
33. Hypnotize, System Of A Down
34. L’intagliatore di santi, Max Manfredi
35. Alas, I cannot swim, Laura Marling
36. Kid A, Radiohead
37. Selma songs, Bjork
38. Mwaliko, Lionel Loueke
39. Heathen Chemistry, Oasis
40. Exciter, Depeche Mode
41. The ultimate adventure, Chick Corea
42. Le dimensioni del mio caos, Caparezza
43. Avantasia – The metal Opera, Tobias Sammet & Co.
44. Reveal, R.E.M.
45. My Ummah, Sami Yusuf
46. 21st century breakdown, Green Day
47. By the way, Red Hot Chili Peppers
48. Rouge sang, Renaud
49. Songs and stories, George Benson
50. Oyo, Angelique Kidjo
51. Train of thought, Dream Theater
52. Ecstasy, Lou Reed
53. Fuad, Erkan Ogur & Djivan Gasparyan
54. Ëmëhntëhtt-Rê, Magma
55. Ritratti, Francesco Guccini
56. Karibu, Lionel Loueke
57. Just push play, Aerosmith
58. Accelerate, R.E.M.
59. Sambolera, Khadja Nin
60. Greendale, Neil Young
61. Nelson, Paolo Conte
62. I=II, Andromeda
63. Aerials, Kate Bush
64. Inferno, Motorhead
65. Gorillaz, Gorillaz
66. Steal this album, System Of A Down
67. Natural timbre, Steve Howe
68. Standing on the shoulder of giants, Oasis
69. Black clouds & silver linings, Dream Theater
70. Chaos and creation in the backyard, Paul McCartney
71. Resistenza e amore, Alessio Lega
72. Focus 9/New skin, Focus
73. Guero, Beck
74. Il sogno eretico, Caparezza
75. Everything that happens will happen today, Brian Eno & David Byrne
76. Dio è altrove, Marco Ongaro
77. Endless wire, Who
78. Devils & Dust, Bruce Springsteen
79. The power to believe, King Crimson
80. L’aldiquà, Samuele Bersani
81. Is there love in space?, Joe Satriani
82. Brave new world, Iron Maiden
83. Le roi des ombres, M
84. Real illusions: reflections, Steve Vai
85. Liberté, Cheb Khaled
86. Il vuoto, Franco Battiato
87. Death magnetic, Metallica
88. Elettra, Carmen Consoli
89. Working on a dream, Bruce Springsteen
90. Magnification, Yes
91. Rohmer, Rohmer
92. A night at the opera, Blind Guardian
93. Pezzi, Francesco De Gregori
94. Capital, Lyapis Trubetskoy
95. Snakes & arrows, Rush
96. Have a nice day, Bon Jovi
97. All that I am, Santana
98. The Marshall Mathers LP, Eminem
99. Dante XXI, Sepultura
100. Out of noise, Ryuichi Sakamoto
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